Chi ha inseguito i rendimenti dell’anno scorso, quest’anno ne ha pagato il prezzo.
A gennaio quasi nessuno aveva messo in conto quello che è successo nei primi sei mesi del 2026. Eppure i mercati, invece di scendere come molti temevano, hanno sorpreso di nuovo. L’andamento dei mercati nel 2026 racconta un errore che si ripete a ogni ciclo: comprare ciò che è già salito, convinti che continuerà a salire. Ecco cosa è successo davvero, numeri alla mano, e cosa aspettarsi da qui a fine anno.
Tre eventi che a gennaio nessuno aveva previsto
Il semestre si spiega quasi tutto con tre fatti. Il primo: la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, scoppiata a fine febbraio, ha spinto in alto il petrolio e con lui l’inflazione americana, salita al 4,2%, più del doppio dell’obiettivo della Federal Reserve. Il secondo: il cambio della guardia alla Fed, con Kevin Warsh al posto di Jerome Powell da maggio e i tassi lasciati fermi al 3,50-3,75%; ma ora la maggioranza dei membri mette in conto almeno un rialzo entro dicembre, quando a gennaio si parlava di tagli. Il terzo ci tocca da vicino: l’11 giugno la Banca Centrale Europea ha alzato i tassi di un quarto di punto, portando il tasso sui depositi al 2,25%. Con l’accordo di giugno il greggio è poi sceso di quasi il 40% dal picco di fine marzo.
Le Borse sono salite, e il vero vincitore era in Asia
Con una guerra in Medio Oriente e le banche centrali in retromarcia, ti aspetteresti un semestre nero. È successo il contrario. L’S&P 500 ha guadagnato il 9,6%, il Nasdaq quasi il 20%, lo Stoxx 600 oltre l’8% e il FTSE MIB il 14,7%, tra i migliori d’Europa. Per chi investe in euro c’è un dettaglio in più: il dollaro si è rafforzato, l’euro è sceso da 1,20 di fine gennaio a circa 1,14, e solo il cambio ha aggiunto quasi tre punti di rendimento sui mercati americani.
Ma il titolo del semestre non è né Wall Street né l’Europa. La Borsa migliore del mondo è stata quella della Corea del Sud: il Kospi ha fatto +101,1%, più che raddoppiato, trainato dai semiconduttori che alimentano i data center dell’intelligenza artificiale. Attenzione però: un raddoppio in sei mesi non è un rendimento normale e non va proiettato in avanti. Chi entra oggi compra dopo la corsa. Un portafoglio diversificato a livello globale quella Corea la conteneva già, in proporzione al suo peso, senza bisogno di indovinare nulla.
I vincitori del 2025 sono diventati i perdenti del 2026
Qui c’è la lezione più utile. L’oro nel 2025 aveva guadagnato il 64%, il miglior anno dal 1979. Nel 2026 ha chiuso il semestre a -7,8%, con il peggior trimestre in tredici anni: è bastato che sparisse il premio geopolitico e che i tassi salissero. Stessa storia per il Bitcoin: massimo storico a 126.000 dollari a ottobre 2025, ma anno chiuso comunque in perdita, e poi -33% nel semestre, sotto i 58.600 dollari. Chi li aveva comprati sull’onda dei titoli di giornale oggi ha in mano meno della metà del capitale.
725 miliardi sull’intelligenza artificiale, ma indovinare il titolo resta difficile
Il motore di tutto è la spesa delle grandi società tecnologiche in data center: 725 miliardi di dollari previsti nel 2026, il 77% in più dell’anno prima. Ha fatto raddoppiare l’indice dei semiconduttori e riacceso le quotazioni in Borsa, con SpaceX protagonista della più grande IPO della storia. Ma guarda la dispersione dentro le Magnifiche Sette nello stesso semestre: Alphabet +14%, Nvidia +7,3%, Microsoft -23%. Anche nel settore giusto, scegliere l’azienda vincente è un altro mestiere. Chi possiede tutto il mercato con un fondo indicizzato quei vincitori se li ritrova comunque, comprati man mano che vincono.
Valutazioni alte: servono aspettative più basse
Tutto questo entusiasmo ha un prezzo. Il CAPE di Shiller, che misura quanto è caro l’S&P 500 rispetto agli utili degli ultimi dieci anni, è a circa 41 contro una media storica di 18. In oltre 140 anni ha superato quota 40 una volta sola: alla fine del 1999, alla vigilia dello scoppio della bolla di internet. Non serve a prevedere il prossimo trimestre, ma a tarare le aspettative del prossimo decennio. E il resto del mondo (Europa, Giappone, emergenti) costa sensibilmente meno: oggi diversificare per aree geografiche non è solo prudenza, è comprare utili a prezzi più ragionevoli.
La lezione del semestre
Chi aveva puntato tutto sull’oro ha perso mentre le Borse salivano; chi era sul Bitcoin ha lasciato sul terreno un terzo del capitale; chi era diversificato aveva dentro tutto, Corea compresa, senza indovinare niente. È il recency bias, la tendenza a proiettare in avanti i rendimenti recenti: sei mesi fa si celebrava l’oro, oggi i semiconduttori. Il nome sul podio cambia, l’errore è sempre lo stesso. La domanda da farsi prima di ogni acquisto è una sola: lo compro perché rientra nel mio piano, o perché è appena salito?
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