Dall’Agorà all’algoritmo, ovvero pillole di storia, funzionamento ed evoluzione dei mercati finanziari globali
Il sistema economico globale contemporaneo è regolato da una fitta rete invisibile di transazioni, flussi di capitale e scambi di informazioni che avvengono in tempo reale tra i principali hub finanziari del pianeta. New York, Londra, Tokyo, Shanghai, Francoforte, Mosca e Milano non sono semplici metropoli, ma i nodi nevralgici di un organismo pulsante: il mercato finanziario.
Troppo spesso percepiti dall’opinione pubblica come entità astratte, distanti dalla vita quotidiana e dominate dalla pura speculazione, i mercati finanziari rappresentano in realtà l’infrastruttura fondamentale su cui si poggia l’intera economia reale. Senza di essi, le aziende non potrebbero raccogliere i capitali necessari per innovare, i governi non riuscirebbero a finanziare le opere pubbliche e i risparmiatori non avrebbero strumenti per proteggere il proprio patrimonio dall’erosione inflazionistica.
E non oggi, ma da sempre…
Le origini storiche della Borsa, ovvero la nascita del commercio regolamentato
Orbene, l’esigenza di scambiare merci e valori è antica quanto l’umanità, ma il concetto di “Borsa” intesa come luogo fisico di incontro e scambio regolamentato, nasce formalmente nel Belgio del XIV secolo, ed esattamente a Bruges.
Era proprio lì, infatti, che i mercanti della zona, avevano consuetudine di riunirsi e scambiare all’interno o nei pressi del palazzo della famiglia di banchieri Van der Bourse (il cui stemma araldico presentava per l’appunto tre borse di pelle).
Pensate quindi che…? Esatto! Dato che proprio da questa consuetudine e da questo cognome deriva il termine “Borsa”, utilizzato ancora oggi in tutto il mondo, anche se ad essere sinceri in queste prime assemblee non si scambiavano azioni o obbligazioni, quanto piuttosto contratti commerciali legati a merci fisiche – spesso reali e tangibili brevi manu – quali sacchi di grano, balle di lana, spezie orientali e metalli più o meno preziosi.
Qualcuno potrebbe obbiettare: “ma gli scambi e le contrattazioni, su beni e merci, avvenivano praticamente da sempre, dov’è la novità?”
Giusto, dato che l’elemento d’innovazione strategica non fu nello scambio in sé, ma nell’introduzione di regole condivise a livello ecumenico, con tutti i partecipanti in loco che accettavano standard di peso, qualità e sistemi di pagamento rigorosi, riducendo da un lato drasticamente il rischio di truffe e insolvenze, e velocizzando dall’altro in maniera esponenziale la circolazione di flussi finanziari: a tutto beneficio dell’economia.
La rivoluzione delle Azioni: Amsterdam e la VOC
Il passaggio cruciale dalle merci/beni fisici ai titoli finanziari (via monete) avvenne nel 1602, con la fondazione della Vereenigde Oostindische Compagnie (VOC), la Compagnia Olandese delle Indie Orientali (la prima grande Compagnia delle Indie). Suo core business erano i viaggi commerciali verso l’Asia per l’importazione di spezie, notoriamente straordinariamente redditizi; i quali tuttavia – come tutti i viaggi, specie al tempo – presentavano rischi catastrofici, rappresentati da fattori imponderabili (ma assai probabili) quali tempeste, pirati e malattie, che potevano distruggere un importante cargo come un’intera flotta, mandando letteralmente in bancarotta i vari singoli finanziatori.
Per ripartire il rischio, la VOC ebbe un’intuizione geniale: dividere il capitale della compagnia in quote frazionarie chiamate azioni e venderle ai cittadini di Amsterdam. Chiunque, dal ricco mercante al piccolo artigiano, poteva così acquistare una quota dei profitti (e delle perdite) della flotta.
E fu così che nacque la Borsa di Amsterdam, il primo mercato azionario della storia, strutturato per scambiare non più beni materiali e merce fisica, ma la proprietà stessa di quelle che a tutti gli effetti erano già delle proto-aziende. E il tutto non tanto per “sete di guadagno” o mera volontà speculativa, ma per una chiara forma di volontà di protezione del capitale, capace poi di generare come per filiazione altro capitale e quindi micro e medi capitalisti.
Ovvio che il “sistema” venne “copiato” praticamente ovunque a livello planetario…
La struttura dei mercati moderni e le comuni tipologie di Asset
Oggi i mercati finanziari non sono più confinati in storici palazzi con stanze affollate di gridatori esagitati come si vede in film ormai archeologici tipo Wall Street o Una poltrona per due. La trasformazione è ormai avvenuta, e oggi (e ancor di più domani) parla di reti elettroniche globali aperte 24 ore su 24, suddivise in comparti specializzati a seconda della natura degli strumenti negoziati (gli asset class).
Andiamo a scoprire i principali…
Il Mercato Azionario (Equity Market)
È il “luogo”/“campo” in cui si scambiano le quote societarie delle aziende quotate. Le società scelgono di quotarsi in borsa attraverso un processo chiamato IPO (Offerta Pubblica Iniziale), per raccogliere denaro liquido dai mercati senza doversi indebitare con le banche. Gli investitori acquistano le azioni sperando in due fonti di guadagno: la crescita del prezzo del titolo nel tempo e la distribuzione periodica dei profitti societari, noti come dividendi.
Il Mercato Obbligazionario (Fixed Income Market)
Se le azioni rappresentano quote di proprietà, le obbligazioni rappresentano quote di debito. Stati sovrani (come l’Italia con i BTP, la Germania con i BUND o gli Stati Uniti con i Treasury) – ma anche grandi multinazionali, intendiamoci – emettono obbligazioni per finanziare le proprie attività. L’investitore che acquista un’obbligazione presta di fatto del denaro all’emittente, ricevendone in cambio il rimborso del capitale alla scadenza e il pagamento di interessi periodici stabili, chiamati cedole. È il mercato in cui si misura il celebre spread, ovvero il differenziale di rendimento e di rischio tra i titoli di stato di paesi diversi.
Il Mercato Valutario (Forex)
Il Foreign Exchange Market (Forex) è invece il mercato più grande e liquido del mondo per volume d’affari quotidiano. Su questa piattaforma globale non si scambiano titoli, ma valute: Euro, Dollaro e Rublo, Yen, Rupia, Renminbi e Sterlina. Il Forex è fondamentale per il commercio internazionale, poiché permette a un’azienda europea che vende automobili negli Stati Uniti di convertire i dollari incassati in euro per pagare i propri dipendenti.
Dice: ok le monete (che all’inizio non c’erano), ok i debiti di stati e big corporate, ok anche a “pezzi di aziende” (qualsiasi cosa producano, anche asset del tutto immateriali), ma che fine hanno fatto i “beni originari”, ossia le merci e le “cose materiali”?
Calma, che ci stiamo arrivando…
Il ruolo cruciale delle Materie Prime (Commodities)
All’interno di questo ecosistema, va subito precisato che nonostante l’assoluto sapore di “immaterialità” che si respira per i profani, il mercato delle materie prime occupa una posizione di assoluta centralità, fungendo da termometro geopolitico ed economico del pianeta.
Orbene, queste cosiddette materie prime – fulcro dell’economia reale – si dividono storicamente ed ontologicamente in due grandi filoni:
- Hard Commodities: ovvero le risorse del sottosuolo estrattive e non rinnovabili, come il petrolio greggio (Brent e WTI) e il gas naturale d’ogni tipo; l’oro e il rame poi, assieme a tutti i metalli da fabbrica e da costruzione e oggi più che mai le cosiddette terre rare, basilari per tutta la filiera dell’alta tecnologia.
- Soft Commodities: …e qui siamo ai prodotti della “terra di sopra” e dell’allevamento, quali grano, mais, caffè, zucchero e cotone; bestiame, settore ittico e ogni cosa sia correlata alla basilare funzione della nutrizione e della sopravvivenza biologica.
La funzione dei Contratti Futures
Nel mercato delle materie prime, la maggior parte degli scambi finanziari non avviene per consegna immediata (ovviamente), ma attraverso i contratti Futures. Inventati formalmente al Chicago Board of Trade (CBOT) a metà dell’Ottocento (ne parleremo in apposito articolo), i futures sono contratti standardizzati che obbligano le parti a scambiare una determinata quantità di merce a una data futura e a un prezzo fissato oggi.
Questo meccanismo è vitale per l’economia reale perché stabilizza i costi di produzione. Per capirci: un pastificio industriale può acquistare futures sul grano a sei mesi per proteggersi dal rischio che una brutta stagione estiva faccia impennare i prezzi della farina. Fissando il costo in anticipo, l’azienda può pianificare i propri investimenti e garantire prezzi stabili ai consumatori finali nei supermercati. Tutto chiaro? Bene, e allora procediamo…
Chi muove i mercati? Ovvero, gli attori finanziari e la liquidità
I grafici dei prezzi che oscillano continuamente sui monitor dei computer (e un tempo nelle stampate dei cablo) sono il risultato dell’interazione macroscopica di diverse categorie di operatori, ognuna mossa da motivazioni e orizzonti temporali differenti. Andiamo a scoprire le tre macrocategorie principali…
- Investitori Istituzionali: sono i pesi massimi del sistema. Includono i fondi pensione, i fondi comuni d’investimento, le banche di natura speculativa, le compagnie assicurative e i grandi hedge fund (tranquilli, faremo articoli ad hoc su ogni voce). Gestiscono patrimoni miliardari appartenenti a grandi investitori come a milioni di piccoli risparmiatori, muovendo il mercato con decisioni strategiche di lungo periodo basate sull’analisi macroeconomica.
- Banche Centrali: sono istituzioni come la Federal Reserve (Fed) o la Banca Centrale Europea (BCE) che per mission dichiarata non cercano il profitto, ma la stabilità economica. Attraverso la manipolazione dei tassi d’interesse e l’acquisto programmato di titoli di stato, influenzano così direttamente il costo del denaro, frenando l’inflazione o stimolando la crescita nei momenti di recessione.
- Trader Retail: questi sono i singoli risparmiatori privati che, grazie alla diffusione di internet e delle piattaforme di home banking, possono negoziare titoli direttamente dal proprio smartphone. Sebbene abbiano capitali ridotti rispetto agli istituzionali, la loro partecipazione di massa può generare forti ondate di liquidità e movimenti di prezzo significativi su specifici titoli di tendenza.
La digitalizzazione e le sfide del XXI Secolo
Negli ultimi trent’anni, i mercati finanziari hanno vissuto una metamorfosi tecnologica senza precedenti. La digitalizzazione – come in tanti altri campi – ha rimosso i confini geografici, “democratizzato” l’accesso alle informazioni e aumentato la velocità delle contrattazioni a livelli impensabili nel tempo delle “dritte telefoniche” e delle “cedole cartacee”.
Il Trading ad Alta Frequenza (HFT)
Oggi infatti, la maggior parte degli scambi sui mercati finanziari mondiali non viene decisa da esseri umani, ma da complessi algoritmi matematici installati su server posizionati a pochi metri di distanza dalle borse fisiche vere e proprie, il tutto per azzerare i tempi di trasmissione dei dati. Il cosiddetto High-Frequency Trading (HFT) esegue migliaia di operazioni in frazioni di millisecondo, sfruttando minime discrepanze di prezzo per generare profitti. Se da un lato questa tecnologia garantisce una liquidità permanente ai mercati, dall’altro introduce il rischio (per quanto ridotto e controllato) di anomalie sistemiche improvvise, note come flash crash.
La transizione sostenibile e i criteri ESG
La nuova frontiera dei mercati finanziari poi non è solo tecnologica, ma etica e ambientale, dato che molti degli investitori globali indirizzano sempre più i propri capitali verso aziende che rispettano i criteri ESG (Environmental, Social and Governance). I mercati finanziari stanno così diventando uno strumento politico e sociale: penalizzando le aziende inquinanti o prive di tutele lavorative attraverso il calo del prezzo delle loro azioni, mentre si premiano quelle realtà focalizzate sulla transizione ecologica e sull’inclusione sociale.
Almeno in teoria…
Conclusioni: l’importanza della consapevolezza finanziaria (e dell’assistenza VERA)
Tutto quanto sin qui (schematicamente quanto rapidamente) detto, dimostra come da sempre i mercati finanziari non sono un casinò isolato dal resto del mondo, una specie di “gioco da tavolo per ricchi”, ma lo specchio fedele delle aspettative, delle paure e delle speranze dell’umanità. Quando il prezzo del petrolio sale, quando la borsa crolla o quando i tassi d’interesse aumentano, l’impatto si riflette direttamente sul costo delle bollette, sulle rate dei mutui delle famiglie e sulla sicurezza dei posti di lavoro.
In un mondo globalizzato e interconnesso, possedere una solida alfabetizzazione finanziaria di base non deve essere più un lusso riservato agli addetti ai lavori di Wall Street, ma uno strumento di cittadinanza fondamentale per comprendere le dinamiche del presente e compiere scelte informate per la tutela del proprio futuro economico. Cioè, della propria serenità.
Non per altro noi di Vision scf siamo qui: per assistervi e starvi vicino, col piacere di potervi informare su tutto quel che è cultura nell’affascinante universo economico-finanziario.

Andrea Aromatico è podcaster e conduttore dei format di Vision SCF: The International, dedicato alla storia economica e alla geopolitica, e Fuori Copione, il podcast con imprenditori e professionisti che conduce insieme a Federico Marcon.

