L’energia del capitalismo: come il caffè ha inventato il mondo moderno

Scopriamo come l’arrivo del caffè nel XVII secolo ha trasformato l’economia globale, dando vita alle prime assicurazioni, alla borsa valori, contribuendo fattivamente ad elevare il “ritmo del capitalismo moderno”.

Immaginate un mondo in cui tutti, in qualsiasi ora del giorno, si trovino costantemente in uno stato di semi-torpore alcolico. Non è la trama di una serie umoristico-distopica, ma la realtà quotidiana più o meno universale dell’Europa del Seicento. All’epoca, infatti, l’acqua potabile era assai rara, specie nelle città. I sistemi fognari erano praticamente inesistenti e le malattie di derivazione idrica potevano essere letali per mix vari di batteri e virus. La soluzione? Bere al posto dell’acqua alcol e prodotti tutti a base alcolica. Non a caso chiamati “aqua vitae” nella loro forma più pura declinata nei vari distillati (non potevano essere contaminati, lavorando anzi come disinfettanti naturali). Ma non è solo dei vari Brandy, Grappe e Whisky che si parla, quanto di un consumo pressoché randomizzato di bevande alcoliche che portava grandi e piccini a consumare costantemente anche sidro, idromele, birra leggera e vino a colazione, pranzo e cena.

Insomma, praticamente… sempre.

Poi, quasi all’improvviso, arrivò una misteriosa bevanda nera dall’Oriente. La sua origine era in Etiopia, nella provincia di Kaffa per la precisione. Il suo nome, glielo diedero invece gli arabi, che poi la fecero conoscere al mondo intero. Un mondo che di lì in poi, grazie ad essa, si svegliò dal suo torpore.

Dall’alcol alla caffeina: la rivoluzione mentale

L’impatto del caffè sulla storia europea non fu solo culturale, ma soprattutto economico. Passare dall’alcol contenuto in ogni caso in vino e birra (per non dire dei “super”) – un sedativo che offusca il corpo e i pensieri – alla caffeina – uno stimolante che accelera le connessioni neuronali – volle dire cambiare letteralmente il modo di pensare e quindi di lavorare delle persone.

Se prima la giornata lavorativa seguiva i ritmi lenti della terra con l’inevitabile sonnolenza pomeridiana indotta da vino, birra & C., con l’introduzione del caffè (da Kaffa) gli artigiani, i mercanti e gli intellettuali scoprirono una capacità di concentrazione mai provata prima. Non è un caso che l’Illuminismo, la Rivoluzione Scientifica e la nascita del capitalismo moderno coincidano perfettamente con la diffusione di questa bevanda in Europa. Tanto da poter affermare senza possibilità d’errore che proprio il caffè (assieme a tè e cioccolato) sia stato il carburante intellettuale della modernità.

I caffè come gli Internet Bar del XVII secolo

Fatto sta che in breve a Londra, Parigi e Amsterdam iniziarono a fiorire le prime “Coffee Houses” (le botteghe del caffè). Ma non erano i bar che conosciamo oggi, dove si consuma un espresso al volo in silenzio guardando lo smartphone. Specie in Inghilterra, infatti, questi divennero in breve veri e propri centri nevralgici di informazione, ribattezzati “Penny Universities” (le università da un penny), dove pagando per l’appunto appena il prezzo di una tazza di caffè, chiunque poteva entrare, sedersi ai tavoli comuni e discutere (acculturandosi) dei più disparati argomenti, dalla politica alla scienza sino agli affari.

Soprattutto da un certo momento in poi di affari…

Come sia, ogni Coffee House aveva la sua specializzazione. Se volevi parlare di letteratura, andavi al Will’s Coffee House; se cercavi le ultime scoperte scientifiche, trovavi Isaac Newton al Grecian Coffee House. I tavoli erano coperti di gazzette (i giornali del tempo), lettere commerciali e fogli di notizie. E tutti funzionavano praticamente come i nostri feed di Twitter o LinkedIn: rivelandosi così luoghi di condivisione di informazioni e contatti in tempo reale.

Dai tavoli di legno ai giganti della finanza

La cosa più straordinaria è che molte delle istituzioni economiche che oggi governano il mercato globale nacquero letteralmente sopra un tavolaccio in legno strapieno di macchie di caffè.

Il caso più celebre è senza dubbio quello di Edward Lloyd, che nel 1680 aprì una bottega vicino ai docks del Tamigi. No, non era ancora una compagnia d’assicurazioni, quanto una vera e propria Coffee House. Solo una Coffee House.

Fatto sta che il suo locale divenne in breve il punto di ritrovo preferito di capitani di navi, armatori e mercanti che cercavano finanziamenti per i loro rischiosi viaggi non di rado transoceanici. Lloyd iniziò a compilare un foglio informativo con l’orario di arrivo e partenza delle navi. In quel caffè, i mercanti iniziarono a spartirsi i rischi dei viaggi in cambio di una quota di denaro: era così che nasceva l’assicurazione marittima moderna. Oggi, i Lloyd’s di Londra sono la corporazione assicurativa più famosa del mondo, dotata di un immenso capitale diffuso, ma conservano ancora nel nome l’eredità di quella vecchia bottega.

Allo stesso modo, la Borsa Valori di Londra (London Stock Exchange) affonda le sue radici nella Jonathan’s Coffee House. Quando i broker azionari vennero cacciati dalla borsa ufficiale dell’epoca per i loro modi troppo rumorosi, si trasferirono in questo caffè per continuare a scambiare quote societarie e materie prime, mentre fra una tazza di caffè e l’altra scrivevano i prezzi dei titoli su una lavagna con il gesso.

Il ritmo del capitalismo

Senza l’introduzione del caffè dunque, possiamo ben affermare che la stessa Rivoluzione Industriale avrebbe fatto fatica a decollare. Quando infatti le fabbriche introdussero i turni di notte e i macchinari complessi, fu proprio la caffeina a divenire lo strumento fondamentale per sincronizzare i corpi dei lavoratori ai ritmi incessanti della produzione industriale.

Quindi, la prossima volta che sorseggiate la vostra tazza mattutina, ricordatevi che non state solo assumendo una dose di energia per affrontare al meglio la giornata: state partecipando allo stesso rito economico che, oltre tre secoli fa, ha tolto l’Europa dalla sua ipnosi alcolica per lanciarla verso il futuro.

E ora, per concludere… Ok tutto, ma si sappia che è nell’equilibrio che sta la virtù. Ossia: benissimo il caffè quando serve e dove serve, ma altrettanto non scordiamoci che nei tempi giusti e nei modi consentiti, un bicchiere di quelli buoni non è mai solo un piacere, ma una vera medicina per il corpo, l’anima e lo spirito bisognosi di relax e leggerezza dopo dure giornate di lavoro.

Che auguriamo piene di passione e di successi a tutti…

Andrea Aromatico