La “Guerra delle Correnti” e la nascita del capitalismo elettrico
L’illusione del monopolio
New York, 1882. Thomas Alva Edison osserva orgoglioso la centrale di Pearl Street mentre illumina i primi ottantacinque clienti di Manhattan. Sono meno di 100, ma le loro case hanno finalmente la luce elettrica, e il celebre inventore è convinto di avere il mondo in pugno: la sua corrente continua (DC) accende le sue lampadine commerciali ad incandescenza, ed a ragione è considerata sicura. C’è però un limite fisico ed economico invisibile che rischia di mandare in “cortocircuito” il suo ipotetico impero economico-finanziario. La corrente continua non riesce a viaggiare per più di un chilometro e mezzo senza subire una drastica, diremmo meglio drammatica riduzione di potenza. Per elettrificare un’intera metropoli infatti, Edison dovrebbe disseminare le strade di costose ed enormi centrali di generazione ogni poche centinaia di metri. Figurarsi l’enormità dell’opera per un Paese spalmato su 5 differenti fusi orari. Un investimento mostruoso quanto insostenibile che renderebbe l’elettricità in ogni caso un bene d’élite per soli ricchi. Mentre fissa la mappa della città, Edison sa che la sua tecnologia è a un vicolo cieco. Ciò che ancora non immagina è che, nell’ombra, un banchiere spietato (che crede amico) e un ingegnere visionario stanno per sfidare il suo monopolio, trasformando la scienza in una vera e propria guerra commerciale.
L’outsider e il genio
La risposta ai limiti della corrente continua arriva da George Westinghouse, un industriale lungimirante che intuisce il potenziale della corrente alternata (AC) sviluppata dal geniale scienziato Nikola Tesla. Questa nuova tecnologia permette all’elettricità di viaggiare per centinaia di chilometri a tensioni altissime attraverso cavi relativamente sottili, abbattendo così drasticamente i costi di distribuzione. Edison, vedendo minacciato il suo lucroso monopolio e i relativi diritti sui brevetti, reagisce con una spietata e aggressiva campagna di marketing tutta basata sulla più bieca disinformazione. Incapace di battere l’efficienza economica della concorrenza sul piano tecnico, l’inventore decide di colpirla sul piano emotivo, cercando di terrorizzare l’opinione pubblica. Finanzia quindi dimostrazioni nelle piazze dove i suoi assistenti fulminano pubblicamente cani, gatti e persino cavalli ed elefanti usando la corrente alternata dei rivali. Il suo obiettivo politico ed economico, è chiaro: marchiare la tecnologia di Tesla e Westinghouse come un’arma letale intrinsecamente pericolosa per la vita dei cittadini, pur di salvare da un lato i propri investimenti multimilionari, e dall’altro l’eventualità di guadagni praticamente senza limiti.
La sedia elettrica e Wall Street
La faida tocca il picco drammatico-emotivo quando lo Stato di New York introduce una vera e propria mostruosità nel campo già mostruoso, barbaro delle esecuzioni capitali: la sedia elettrica. Edison coglie al volo l’opportunità per sferrare quello che lui ritiene possa essere il colpo di grazia: corrompe segretamente i tecnici statali affinché alimentino il macchinario con la corrente alternata del suo rivale. Il 6 agosto 1890, nel carcere di Sing Sing, il condannato William Kemmler viene giustiziato in modo orribile e maldestro; Edison dichiara alla stampa che l’uomo è stato “westinghousizzato”, provando così a legare per sempre la tecnologia concorrente all’immagine di una morte orribile. Ma la mossa disperata non ferma i mercati finanziari. I grandi banchieri di Wall Street capiscono che la corrente continua è un investimento fallimentare a causa dei suoi immensi limiti logistico-geografici, e quindi economici. La tensione esplode nei consigli di amministrazione: J.P. Morgan, il titano della finanza che sino ad allora ha sovvenzionato Edison, decide che l’ostinazione dell’inventore sta danneggiando i profitti e decide di intervenire brutalmente per prendere il controllo della situazione.
Il verdetto del mercato
Il colpo di mano di J.P. Morgan segna la fine delle ostilità. Il finanziere taglia i fondi a Edison, ne assorbe l’azienda e la fonde con la Thomson-Houston per dare vita alla General Electric. La nuova entità abbandona la corrente continua e adotta i brevetti di Tesla e Westinghouse, che nel frattempo hanno dimostrato l’efficienza della corrente alternata illuminando l’Esposizione Universale di Chicago e le cascate del Niagara. La tecnologia vincente si impone globalmente, ma a vincere davvero non saranno né l’imprenditore illuminato né lo scienziato visionario, quanto piuttosto il grande capitale finanziario. Westinghouse rischierà infatti il fallimento in ogni caso, e Tesla morirà in condizioni di quasi povertà, mentre nel frattempo i mercati adottavano a livello ecumenico lo standard più efficiente per l’integrazione delle infrastrutture di massa legate all’energia elettrica, ricavandone miliardi. Questa vicenda sancisce quindi la nascita del capitalismo elettrico e dimostra come, nella storia economica, la sopravvivenza di un’innovazione tecnologica non dipenda solo dal genio scientifico, ma dalla sua sostenibilità finanziaria e dalla capacità di scalare il mercato a livello globale tramite un costante flusso di capitali dedicati.
In parole povere, ecco le quattro lezioni da mandare a memoria suddivise in base alle categorie umane presenti in questa storia: 1) per tutti gli Edison: se non hai il picco della tecnologia di riferimento nello specifico settore, non millantare e lascia perdere. Prima o poi “ti sgamano”, e a quel punto ti fai male per davvero. 2) Per tutti i Westinghouse, invece: economia e finanza, non sono la stessa cosa. Quindi, ricorda sempre di dare solide basi finanziarie a qual si voglia progetto legandoti a forti quanto strutturati universi finanziari di supporto. Il 100% di niente, è niente. Il 10% di 10 miliardi, è un miliardo. 3) Messaggio fondamentale per i vari Tesla poi: prima di condividere le vostre invenzioni e scoperte con capitalisti e finanzieri, studiate bene il modo in cui proteggere e mettere a rendita il vostro ingegno. Tutelatevi, insomma. Nello stesso identico modo che adottereste per fare immersioni in una baia popolata da feroci squali. 4) Quanto ai Morgan infine, inutile redigere giudizi di valore sul piano morale riguardo a chi, in ogni caso – al di là del bene e del male – fa dannatamente bene il proprio lavoro nell’ecosistema del business planetario. Con un suo specifico, quanto indispensabile ruolo, del tutto paragonabile per l’appunto, a quello di un qualsiasi predatore apicale in qual si voglia scenario naturale…
Andrea Aromatico

