John Law e l’illusione dell’oro di carta “del Mississippi”
La Francia dopo Le Roi Soleil, un regno in bancarotta
Parigi, settembre 1715. Il Re Sole è morto, lasciando dietro di sé lo sfarzo di Versailles e una nazione sull’orlo del baratro. La Francia è infatti letteralmente schiacciata da debiti di varia natura davvero insostenibili, accumulati in decenni di guerre folli (e altre idiozie). Nelle casse dello Stato non sono rimasti nemmeno gli spiccioli per pagare i funzionari pubblici e la più ordinaria amministrazione. La scarsità di monete d’oro e d’argento è tale da paralizzare i commerci: senza moneta sonante in circolazione, i mercati sono vuoti, le botteghe chiudono e il popolo muore letteralmente di fame. Il duca d’Orléans, reggente del regno per conto del re bambino Luigi XV, passa le notti insonni davanti ai bilanci dello Stato, consapevole che la bancarotta sovrana con ogni probabilità scatenerà una sanguinosa rivoluzione. In questo scenario di disperazione politico-economica, fa il suo ingresso a corte uno straniero stravagante, un uomo che sostiene di avere la formula magica per creare ricchezza dal nulla. Intendiamoci, non con l’alchimia, ma stampando semplicissimi fogli di carta.
Per quanto incredibile, in un mix di pura idiozia e disperazione, gli viene data udienza.
Si chiama John Law, famoso in patria – anzi, famigerato – per essere nell’ordine: un giocatore d’azzardo, un omicida, un “avventuriero” dell’economia e della finanza. …Cosa mai sarebbe potuto andare storto?
Dalla Scozia con furore, un baro (cinico e capace) al potere
Davanti al reggente disperato, John Law espone un’idea rivoluzionaria per l’epoca, ma che nel tempo troverà comunque tanti altri, spregiudicati epigoni. In estrema sintesi: la ricchezza di una nazione non dipende dalla capacità produttiva o dalla quantità di metallo prezioso accumulato nei forzieri, ma dalla velocità con cui la moneta circola e alimenta i commerci (vi suona familiare?). Come sia, nel 1716 ottiene l’autorizzazione a fondare la Banque Générale (lui, il baro, l’omicida etc. etc.…), una banca privata abilitata a emettere banconote di carta a nome dello Stato. E infatti, lo Stato accetta questa nuova cartamoneta per il pagamento delle tasse, garantendo così la fiducia pubblica nel sistema.
Trattasi ovviamente di puro “fuffa money”, ma miracolo, l’esperimento funziona in modo prodigioso. Lo Stato, pare incassare. I commercianti accolgono con entusiasmo i leggeri fogli di carta che sostituiscono i pesanti sacchi di monete, eliminando il rischio di rapine e i costi di trasporto. Ed è così che l’economia francese si risveglia di colpo da un letargo decennale. Tuttavia, la tentazione politica è irresistibile. Law capisce che la carta offre una libertà pericolosa rispetto ai limiti fisici dell’oro: la quantità di denaro in circolazione non è più legata alla produzione reale, ma può essere moltiplicata all’infinito con un semplice colpo di pressa tipografica (se qualcuno a questo punto sta pensando che siamo dinnanzi alla nascita stessa del fiat money, ha… ragione!).
La febbre del Mississippi
Da una parte, l’entusiasmo incosciente degli “stampatori folli”; dall’altra Law, che da esperto quanto spregiudicato gambler sa che non si può truffare tutti per sempre. E così, ecco che per provare a sostenere il valore della cartamoneta stampata a ritmi sempre più ossessivi, Law fonde la “sua” Banque con la Compagnia del Mississippi, ottenendo il monopolio del commercio con la Louisiana descritta come una terra promessa ricca d’oro e altre materie prime. Il resto, lo fanno “comunicazione e marketing”. Con la macchina propagandistica della corte che spingerà le azioni della Compagnia alle stelle dando all’intera, spregiudicata operazione un’aura di credibilità immensa, per quanto fittizia. Tanto che nel 1719 esplode una follia speculativa senza precedenti: la domanda di azioni è così alta che Law è costretto a stampare quantità oceaniche di banconote per permettere al pubblico di acquistarle. Il valore dei titoli si moltiplica per quaranta in pochi mesi. Avete letto bene: non del 40%, ma col 40 come moltiplicatore. Rue Quincampoix, a Parigi, viene sbarrata da cancelli per arginare una folla di nobili, artigiani e mendicanti che – bava alla bocca – si azzuffano giorno e notte per scambiare quel che restava loro di monete, gioielli e terreni con gli ormai “mitici” fogli di carta stampati da Law pieni di sogni Made in Louisiana. Ex servitori diventano milionari in poche ore in un clima di euforia collettiva irrazionale, mentre la banca continua a pompare liquidità artificiale in un mercato totalmente disconnesso dalla realtà economica.
Quella realtà giusto dietro l’angolo, che se la ride pronta a presentare il conto, come sempre…
Il brusco risveglio monetario
Sarà dunque nel 1720 (dopo appena 5 anni di sogni) che la bolla speculativa scoppia con violenza distruttiva. Di più, deflagra! È sufficiente che alcuni grandi investitori, guidati dal Principe di Conti, inizino a nutrire alcuni dubbi sul reale valore delle miniere della Louisiana presentandosi così agli sportelli chiedendo di convertire le loro banconote in oro vero, ed in poche ore le riserve metalliche della banca si azzerano. Game over, oro finito. E quello della Louisiana? Il bla bla bla aveva garantito ce ne fosse a tonnellate, e invece… Boh? Anzi, no. E poi, ma dov’è ‘sta Louisiana? Ehi, qualcuno che c’è stato? Che ha visto? Silenzio di tomba…
Ci siamo: il panico si diffonde a macchia d’olio e la fiducia, pilastro invisibile del sistema di Law, evapora istantaneamente. Pochi giorni, e i “preziosi” fogli di carta si trasformano in papier hygiénique con una inflazione fuori controllo che in un istante polverizza i risparmi della neonata, nuova borghesia francese.
John Law viene rimosso dal governo e fugge da Parigi per evitare il linciaggio. L’esperimento fallisce drammaticamente, lasciando la Francia con un trauma finanziario così profondo che lo Stato vieterà l’uso della cartamoneta per i successivi settant’anni.
Ora, da questo disastro, gli economisti e i comuni cittadini traggano due lezioni fondamentali:
1) la moneta fiat richiede istituzioni centrali indipendenti e una rigorosa disciplina nell’emissione per non distruggere il potere d’acquisto dei cittadini e la relativa economia reale delle nazioni;
2) è “oro” solo quel che luccica (con ciò intendendo i fondamentali, quelli seri, oltre al metallo in sé).
Tutto per dire, occhio ai facili entusiasmi e pieno focus sui fondamentali di ogni operazione, dando sempre fiducia solo a chi in economia e finanza, parla il linguaggio del reale sposato a quello della libertà.
Andrea Aromatico

