Secondo uno studio di Banca d’Italia, una polizza unit linked può costare da mezzo punto fino a due punti e mezzo all’anno in più dello stesso identico fondo comprato direttamente. Se hai già sottoscritto una polizza vita, o se in banca te ne hanno appena proposta una, vale la pena capire come funziona, quanto costa ogni anno e come si protegge davvero una famiglia senza pagare due volte.

Cosa c’è dentro una “polizza vita”

Al 15 settembre 2025, secondo IVASS, le compagnie italiane avevano in vendita 529 polizze vita da investimento. Per orientarsi serve una sola domanda: dove finiscono i soldi versati?

Le polizze rivalutabili di ramo primo investono i premi in una gestione separata, un grande portafoglio della compagnia fatto quasi tutto di titoli di Stato e obbligazioni, spesso con garanzia del capitale. Le unit linked di ramo terzo usano i premi per comprare quote di fondi: il valore sale e scende con i mercati e non c’è alcuna garanzia. Le multiramo sono un ibrido tra le due.

Una unit linked fa due mestieri nello stesso contratto: investe, comprando fondi, e assicura, promettendo una prestazione in caso di morte. In molti contratti questa prestazione è il valore dei fondi più una maggiorazione spesso dell’ordine dell’1%, che in genere scende con l’età. Su una polizza da 100.000 euro fanno circa 1.000 euro di vera assicurazione. Il resto è un investimento in fondi con l’etichetta “polizza vita”.

Perché sembra una buona idea

Nel 2024, secondo IVASS, il 72% dei premi vita è passato dagli sportelli bancari e postali: la polizza te la propone la persona che ti ha aperto il conto e ti chiama per nome. La parola “protezione” rassicura chi ha figli più di un fondo comune, che suona come una scommessa. E la legge riconosce due vantaggi reali: il capitale che va ai beneficiari resta fuori dall’eredità e non sconta l’imposta di successione, ed è impignorabile.

Il doppio strato di costi

IVASS misura il costo delle polizze da investimento con il RIY (reduction in yield, riduzione del rendimento): indica quanti punti di rendimento all’anno se ne vanno in costi, sommando spese iniziali, ricorrenti e di gestione dei fondi sottostanti. Sui prodotti in vendita a settembre 2025 il RIY medio è del 2,9% per le unit linked, del 2,5% per le multiramo e dell’1,7% per le rivalutabili. Con un RIY del 2,9%, se i mercati rendono il 6% a te arriva il 3,1%.

Il costo nasce da due strati sovrapposti. Il primo è la commissione del fondo. Sopra, la compagnia aggiunge il costo di gestione della polizza e in molti prodotti un caricamento su ogni versamento e una penale se riscatti nei primi anni. Lo studio di Banca d’Italia pubblicato a febbraio 2025 (Nunnari e Tripodi, Questioni di Economia e Finanza n. 907) ha confrontato gli stessi fondi comprati direttamente o dentro la polizza: il divario va da 0,5 a 2,5 punti all’anno e nasce quasi tutto dai costi ricorrenti della compagnia. È più alto quando il fondo sottostante è economico, come un ETF, perché il costo della compagnia resta uguale, e quando la polizza è collocata da una rete di consulenti.

Un esempio illustrativo: 100.000 euro investiti per vent’anni, con un rendimento lordo ipotetico del 6% annuo. Con un ETF che costa lo 0,20% arrivi a circa 308.800 euro, con un fondo comune all’1,80% a circa 227.700, con una unit linked al 2,9% a circa 184.200. La differenza tra il primo e l’ultimo caso supera i 124.000 euro, più del capitale iniziale. Puoi rifare il conto con i tuoi numeri nel nostro calcolatore dell’interesse composto. Lo stesso bollettino IVASS riporta per le unit linked una performance netta attesa media del 3% annuo, calcolata dalle compagnie nei loro documenti ufficiali.

I vantaggi di legge valgono quanto costano?

Tra genitori e figli, e tra coniugi, l’imposta di successione è del 4% e si applica solo alla parte che supera 1 milione di euro per ciascun erede. Una famiglia che lascia ai due figli una casa da 300.000 euro e 200.000 euro di risparmi non paga nulla, con o senza polizza. Chi lascia 1,5 milioni a un figlio solo paga 20.000 euro di imposta, mentre con le stesse ipotesi di prima lo scarto di costo tra unit linked ed ETF in vent’anni supera 1,8 milioni. In più, i titoli di Stato italiani, dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo sono già esenti dall’imposta di successione.

L’impignorabilità prevista dall’articolo 1923 del codice civile è reale, con un limite: i creditori possono comunque rivalersi sui premi se ritengono che siano stati versati per sottrarre beni alle loro pretese. E chi ha un rischio concreto di pignoramento di solito lo sa e si affida a un avvocato. Per tutti gli altri è una protezione pagata ogni anno contro un rischio che non hanno.

Chi la vende e cosa succede se la compagnia va in difficoltà

Nel 2024 la raccolta del ramo terzo è cresciuta del 59%, fino a 31,5 miliardi di euro, e nei primi nove mesi del 2025 di un altro 26%. Secondo IVASS quasi metà dei costi di gestione del ramo terzo sono provvigioni per chi colloca la polizza. Chi te la propone allo sportello non ti sta ingannando: fa il lavoro per cui la banca lo paga. Il consulente indipendente, per legge, non riceve provvigioni da nessuno ed è pagato solo dal cliente.

C’è poi un rischio di cui si parla poco. Le quote di un fondo comprato direttamente sono tue e restano separate dal patrimonio della banca. In una unit linked i fondi sono della compagnia e tu hai solo un diritto contrattuale. Nel febbraio 2023 IVASS ha bloccato i riscatti di Eurovita: per quasi nove mesi, fino al 1° novembre 2023, circa 400.000 clienti non hanno potuto toccare i propri soldi. Alla fine cinque grandi compagnie hanno rilevato i contratti e nessuno ha perso il capitale, ma nessuno aveva messo in conto quell’attesa.

La Corte di Cassazione (ordinanza n. 10333/2018 e sentenza n. 6319/2019) ha stabilito che una unit linked è davvero un’assicurazione solo se la compagnia si assume un rischio demografico reale. Se la copertura caso morte è simbolica, il contratto è uno strumento finanziario e rischia di perdere i vantaggi delle polizze, impignorabilità compresa.

Separare i due mestieri

Per uscirne basta affidare ogni funzione allo strumento che la svolge meglio. Per investire, un portafoglio di ETF a basso costo costruito sulla tua asset allocation, cioè sulla divisione tra azioni e obbligazioni adatta al tuo orizzonte e alla tua tolleranza al rischio.

Per assicurarti, si parte da una diagnosi: quali imprevisti metterebbero davvero in difficoltà la tua famiglia? Gli imprevisti veri sono la morte di chi porta a casa gran parte del reddito quando i figli sono piccoli e il mutuo è ancora lungo, un’invalidità che impedisce di lavorare, la non autosufficienza in età avanzata. Per ognuno esiste una copertura pura. Una temporanea caso morte da 250.000 euro per vent’anni, per un quarantenne non fumatore, costa nell’ordine di qualche centinaio di euro all’anno: con un premio ipotetico di 400 euro, in vent’anni spendi 8.000 euro per proteggere la famiglia con 250.000 euro. Sui 100.000 euro dell’esempio, la unit linked costa più di 8.000 euro in meno di tre anni per assicurarne circa 1.000.

Da dove partire

Assicurare e investire sono due funzioni diverse, e il contratto che promette di farle insieme le fa male entrambe. Un primo controllo puoi farlo da solo con il rendiconto annuale dei costi, che ti spieghiamo in questo articolo. Se hai già una polizza e vuoi sapere quanto ti costa davvero, possiamo esaminarla insieme al resto del tuo portafoglio con un’analisi del portafoglio. Se preferisci prima approfondire il metodo, scarica la nostra guida gratuita.